Sul treno… incontro Mario

Volevo provare l’ebbrezza della mongolfiera. Avevo chiesto ad Antonio, il mio fidanzato, di accompagnarmi, ma lui, titubante come sempre, aveva temporeggiato per diverso tempo, finché non decisi di andarci da sola. A Torino c’era una splendida possibilità di salire in mongolfiera, potendo così approfittare per vedere dall’alto la splendida città piemontese, così presi un biglietto per il treno verso Torino.
Salì sul treno un ragazzo. Mi guardò insistentemente, e infine si presentò, cercando di attaccare bottone. Mi disse che viaggiava per lavoro da Milano a Torino, e che quel giorno, però, avrebbe staccato prima di pranzo. Ebbe l’ardire di invitarmi a pranzo, gli risposi che volevo salire sulla mongolfiera e che forse non ne avrei avuto il tempo. Mi disse che avrebbe preso un giorno libero e che sarebbe venuto con me; in fondo, anche lui non era mai salito sulla mongolfiera e gli sarebbe piaciuto provarne l’ebbrezza.
Quel suo modo di fare così sicuro di sé mi fece in un certo senso eccitare. Mi fece pensare che il mio fidanzato era sempre molto passivo, che anche quando facevamo l’amore non mi cercava quasi mai, ma la nostra era sempre e solo la classica botta e via, sempre nella solita posizione. Più guardavo quel ragazzo, più pensavo a quanto fosse diverso, anni luce, Antonio rispetto a lui, e forse anche rispetto a me.
Mario si voltò verso di me. “Mi piaci”, mi disse. Avevo capito che era uno di quelli che volevano tutto e subito, ed io quel giorno ero troppo arrabbiata con Antonio e delusa dalla sua passività. Ci spingemmo verso i sedili in coda, il treno quel giorno, a quell’ora, non era particolarmente pieno.
Allargai le cosce e feci eccitare Mario, che guardava insistentemente le mie gambe che spuntavano dalla gonnellina che avevo indossato quel giorno. Non se lo fece ripetere due volte, lo aveva preso come un chiaro invito: infilò la mano sotto la mia gonna, scostò lateralmente i miei slip, e mi iniziò a masturbare, mentre io già grondavo i miei umori. Inarcavo di tanto in tanto la schiena, ad ogni suo colpo di dita immaginavo il suo membro eretto dentro di me. Mentre Mario mi titillava il clitoride, gli abbassai la cerniera dei pantaloni e lo feci godere, andando su e giù con la mia mano. Poi, quasi vicina all’orgasmo, intensificai il movimento e mi abbassai per poter leccare il suo glande: volevo sapere che sapore avesse il suo sperma. Ansimando, Mario venne dentro la mia bocca, facendomi assaporare, insieme al sapore dell’ebbrezza, anche il suo seme salato.

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